Giravolta totale del Pd, triplo salto carpiato con doppio avvitamento. Ai tempi di B., infatti, l’attuale segretario dei democratici, Pier Luigi Bersani, quasi “festeggiava” i declassamenti delle agenzie di rating, utilizzandoli come clava nei confronti del precedente premier, Silvio Berlusconi.
Il 5 Ottobre del 2011, dopo il declassamento di Moody’s del rating italiano, Bersani attaccava la maggioranza: “Un’altra mazzata sull’Italia e il Governo pensa solo agli affari suoi: lo vediamo in Italia, ma lo vedono anche nel mondo”.
Ma adesso, con Monti, tutto si ribalta: è sempre Moody’s a declassare l’Italia, tuttavia il giudizio del Pd cambia radicalmente. Per Francesco Boccia si tratta di “un’assurdità”. Luigi Zanda, vicepresidente vicario dei senatori democratici, mette in dubbio l’imparzialità dell’agenzia. Lo stesso fa Pierpaolo Baretta, capogruppo Pd alla Commissione Bilancio, secondo cui ”il declassamento da parte di Moody’s, inatteso e sbagliato, conferma la necessità di agenzie di rating realmente indipendenti, estranee a conflitti di interesse e con una più ampia rappresentanza dei Paesi di riferimento”.
Ovviamente questo non è un tentativo di riabilitare Berlusconi (non sia mai, sarebbe un errore imperdonabile), ma l’alternativa nei suoi confronti passa anche da una semplice parola: coerenza.
