La realtà batte la demagogia

24 mag

Nella foto: Roberto Castiglion e Giuseppe Grillo

“Potrei alzare le tasse”, annuncia Roberto Castiglion, neo-sindaco di Sarego del Movimento 5 Stelle. Chi si aspettava qualcosa di diverso da chi è solito proclamarsi “nuovo”, vivo” e “oltre” rimarrà, quindi, deluso. Aumentare le imposte è la più classica delle misure adottate dai tanto vituperati partiti, specie in Italia, Paese che detiene il  record per livello di tassazione nell’intera Unione Europea.

Sembrano già lontani i tempi in cui bastava sparare fesserie demagogiche dai palchi per catturare il consenso. I Grillini, finalmente, scoprono un nuovo mondo: quello della realtà. Sarà questa la loro peggiore avversaria? 

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No, quello di Ruotolo non è giornalismo

21 mag

Il senso della misura è stato ampiamente superato. Sandro Ruotolo, sul suo profilo Twitter, ha reso pubblici nome e cognome del presunto attentatore di Brindisi, con tanto di foto della sua abitazione. Poi, però, si “scopre” che l’individuo in questione  “non corrisponde a quello del video”

E’ accettabile questo clima di caccia all’uomo? E’ concepibile consegnare alla mercé di un popolo (bue) inferocito un povero Cristo dipinto come un “mostro”? Si è perso il senso della misura, è stato valicato il confine che demarca la differenza tra giornalismo e sciacallaggio sensazionalistico. Sandro Ruotolo (e come lui tanti altri) ha offerto una persona innocente, responsabile di avere su di sé solo il sospetto di colpevolezza, in pasto alla ferocia di una parte della comunità assetata di sangue, che non cerca altro che la vendetta contro il primo capro espiatorio da crocifiggere.

Il “Metodo Boffo”, in confronto, sembra quasi un peccatuccio veniale, roba da “toh, che sciocchino!”. Se lo avessero fatto Feltri, Belpietro e Sallusti (uno peggio dell’altro, sia chiaro), sarebbe cascato il mondo. Servizio Pubblico e il Fatto Quotidiano avrebbero dedicato speciali su speciali per chiedere l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti. Se lo avessero fatto loro, appunto.

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Raul Castro più progressista del PD: sì ai matrimoni gay

13 mag

Siccome i dettami dell’Europa, quando conviene, sono diventati come il Vangelo per i cristiani, quand’è che il PD deciderà di sostenere i matrimoni gay?

Il 14 Marzo, il Parlamento Europeo ha stabilito che gli Stati appartenenti all’UE non devono “dare definizioni restrittive di famiglia”; non solo: tutti quei partiti con cui i democratici dicono di collaborare, li sostengono apertamente. Lo fa la SPD in Germania (che chiede anche le adozioni); lo fa il PS in Francia (Stando ad un sondaggio, il 56% dei francesi è favorevole all’omogenitorialità); lo ha fatto il PSOE in Spagna; lo fa Barack Obama negli USA.
Addirittura Mitt Romney, conservatore e mormone, si è detto favorevole alle adozioni (pur essendo contrario alle unioni). Ciliegina sulla torta: anche Raul Castro sostiene i matrimoni omosessuali.
In Italia, invece, il Partito Democratico, nel programma de “L’Italia di Domani”, non ha inserito una sola parola sulle coppie di fatto (figuriamoci su matrimoni e adozioni). Progressisti, davvero.

Hollande taglia i super stipendi; il PD di Bersani salva le pensioni d’oro

9 mag

Mentre il PD, in Italia, ha deciso di salvare le pensioni d’oro dei manager, in Francia, il socialista Hollande non ha perso tempo e ha tagliato i maxi stipendi dei dirigenti delle aziende controllate dallo Stato: non potranno guadagnare più di venti volte del dipendente meno pagato.

Qualcuno lo dica a Bersani che, ancora una volta, era saltato sul carretto del vincitore (come con i referendum sull’acqua pubblica, sul nucleare e sul legittimo impedimento), pur non avendo il PD un briciolo di parvenza col PS (Parti Socialiste).
Qualcuno lo dica proprio a quel Bersani che, dieci ore dopo la vittoria di Hollande, non ha trovato di meglio da affermare che “Hollande ha unito sinistra e centro: sia un modello per l’Italia”. Ma la realtà è un’altra: 
Bayrou non ha fatto altro che esprimere una preferenza formale e personale e non l’appoggio dei Modem o dell’intera base del partito al candidato socialista. Inoltre, Hollande ha ringraziato i comunisti del Front de Gauche, non i moderati.
Qualcuno  gli dica che è già difficile trovare somiglianze del programma di Hollande (matrimoni e adozioni gay; ritiro delle truppe dall’Afghanistan; pensione a 60 anni; contrarietà al fiscal compact e al pareggio di bilancio; aliquota al 75% per i redditi superiori al milione di euro) nel PD (nessuna citazione sulle coppie di fatto nel programma de “L’Italia di domani”, figuriamoci su matrimoni e adozioni; sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan; sì all’aumento dell’età pensionabile a 67 anni; sì al pareggio di bilancio), figuriamoci  nei centristi (UDC, API e MPA).

Ecco, Bersani, prima di dare consigli e festeggiare, dovrebbe semplicemente prendere esempio. E’ così difficile copiare?

P.S. I lettori del PD evitino di dare risposte del tipo “Chi ha firmato il patto di Parigi insieme a Hollande e Gabriel? Bersani, non Vendola”. Ebbene, quel patto, siglato il 17 Marzo 2012, è stato tradito esattamente un mese dopo (17 Aprile 2012) con il sì del PD al pareggio di bilancio. Quello stesso pareggio di bilancio che, ai tempi di B., per Bersani era “una castroneria economica”  (11 Agosto 2011).

E a Barletta e Catania la Chiesa commemora Mussolini

28 apr

“La nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare”
(Milan Kundera, L’ignoranza, 2001)

UPDATE

Anche a Foggia.

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Nichi, non sapevi che è vietato cambiare idea su Grillo?

19 apr

Attenzione, attenzione: da oggi, cari lettori e care lettrici, è severamente proibito cambiare opinione su Beppe Grillo, a meno che voi non vogliate essere etichettati come “opportunisti”. Io vi ho avvisati, poi non dite che non siete stati avvertiti.

Il Fatto Quotidiano, sempre pronto a fare il pelo e il contropelo a chiunque non sia il “comico” genovese, ha messo online l’articolo (attenzione: il giornale in questione non consente ai blogger la pubblicazione di ogni pezzo, ma li seleziona e li seziona) “Vendola, Grillo e la memoria della Rete” di Enzo Di Frenna, in cui quest’ultimo, ergendosi a guru del web e sperando di aver realizzato uno “sgup”, accusa il governatore della Puglia di essere “un opportunista della politica italiana”. Ma cosa avrà fatto di così grave, Nichi? Sarà stato corrotto? Avrà inciuciato in qualche Bicamerale? Roba di mazzette? Affarismo? Macché, nulla di tutto questo. Si è permesso di cambiare idea su Beppe Grillo. Quale oltraggio verso Sua Santità!  

Scrive, infatti, Di Frenna: “Oggi Nichi Vendola definisce Grillo un “populista inquietante” e denuncia che i voti della Lega possono finire nel “fiume sporco dell’antipolitica”. Dunque il governatore della Puglia si vantava – appena due anni fa – del sostegno di un populista inquietante. Rilasciava una videointervista per un blog che alimenta il fiume sporco di antipolitica, da cui lui stesso si è abbeverato. Allora diciamo la verità: Vendola è un’opportunista della politica italiana”.

Peccato che a Di Frenna sfugga qualcosina:

  1. Nichi Vendola, sul suo blog, in occasione delle regionali pugliesi, ha pubblicato tutti gli appelli in suo sostegno, tra cui anche quello di Beppe Grillo;
  2. Se Vendola avesse pubblicato il sostegno del “comico” per “opportunismo”, allora non si spiega la presenza di quello di Margherita Hack, ai tempi nuclearista, che rischiava di essere controproducente, visto che la campagna elettorale per le Regionali Pugliesi ha visto il nucleare al centro dei temi con il duello tra Fitto/Palese e l’attuale governatore della Puglia e presidente di SEL;
  3. Beppe Grillo, ai tempi, non sparava stupidità omofobe un giorno sì e l’altro pure. Difatti, Vendola ha detto che “ci sono state delle involuzioni nel discorso pubblico di Grillo che io colgo con preoccupazione”. Opportunista, semmai, sarebbe stato continuare a tenerselo amico malgrado le metamorfosi in Borghezio;
  4. Il “comico”, sempre “ai tempi”, non era accecato dal suo qualunquismo (questo sì dettato dall’opportunismo, atto a sfruttare l’ondata di antipolitica); 
  5. Anche Beppe Grillo ha cambiato opinione su più persone, basti pensare a Sonia Alfano, a Luigi De Magistris e allo stesso Nichi Vendola, ma nessuno si è sognato di etichettarlo come “opportunista” (sempre per quella storia del qualunquismo del punto precedente);
  6. Anche io, in passato, stimavo Beppe Grillo (ho tre DVD e un libro), ma il suo “sono tutti uguali” mi ha spinto a cambiare idea. Seguendo la logica di De Frenna, a soli 16 anni ero affetto da “opportunismo”.
L’articolo del blogger del Fatto si conclude così: “Allora diciamo la verità: Vendola è un’opportunista della politica italiana. Uno dei tanti. Ma c’è  una grande novità nell’Italia odierna: la memoria della Rete. Un archivio dove non sparisce nulla. E alle prossime elezioni – amministrative e politiche – molti cittadini ricorderanno”. 
Peccato che Di Frenna “la memoria della Rete” l’abbia usata in maniera superficiale… e opportunista.

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Vendola, le indagini e i paragoni assurdi

17 apr

E’ da quattro giorni che, sul web e non solo, si sprecano i commenti sulle due indagini che hanno visto coinvolto Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà e governatore della Regione Puglia. «E’ come tutti gli altri!», «Vergogna!», «Cos’ha di diverso da Cosentino, Papa, Minetti e Craxi?» e così via.
Un subbuglio di qualunquismo e giustizialismo, uno sventolar di manette e chiavi di galera, come se si trattasse di un boss mafioso, di un corruttore o di «un utilizzatore finale». E siamo solo alle indagini, nemmeno ad un rinvio a giudizio.

Innanzitutto, ricostruiamo i fatti. Sulla rete e sui social network c’è un po’ di confusione.
Per quanto riguarda la prima indagine, ossia quella sulla presunta raccomandazione di Vendola al dott.Sardelli (in pratica avrebbe fatto riaprire un bando per consentirne la partecipazione), Nichi è indagato per concorso in abuso d’ufficio per via delle accuse di Lea Cosentino che, a tre anni dai fatti, ha riacquisito la memoria. Chi è Lea Cosentino? E’ la ex direttrice dell’azienda sanitaria di Bari, coinvolta in molteplici scandali sanitari. Scrive La Gazzetta del Mezzogiorno su di lei:

Lea Cosentino fu arrestata il 14 gennaio 2010 per falso in atto pubblico e peculato nell’ambito dell’inchiesta attualmente a processo davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Bari: l’ex dg è imputata insieme con altre otto persone per le presunte irregolarità nella selezione per un posto da primario di allergologia nell’Ospedale di Altamura e per la bonifica degli uffici della Asl da microspie installate nell’ambito delle inchieste sulla sanità pugliese. 

Lea Cosentino è inoltre indagata in un fascicolo d’inchiesta, chiuso mesi fa, a carico di 15 persone – tra cui gli imprenditori Claudio e Gianpaolo Tarantini – accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione e istigazione alla corruzione, peculato, turbativa d’asta, falso materiale e ideologico, truffa, frode in pubbliche forniture, con riferimenti alla gestione delle gare e delle trattative per l’acquisto di attrezzature e protesi sanitarie. 

Altra indagine in cui risulta coinvolta ‘Lady Asl’ è quella a carico di 41 persone, tra le quali il sen.Alberto Tedesco, per presunti appalti truccati: per questo, c’è una richiesta di rinvio a giudizio per i reati di associazione per delinquere, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, truffa, corruzione, falso materiale e ideologico e peculato. 

Ciliegina sulla torta: ieri è stata nuovamente indagata per concorso in corruzione e abuso d’ufficio. Non solo: lo stesso Tarantini ha ammesso che «La dottoressa Cosentino era terrorizzata dal fatto che Vendola potesse sapere che commetteva illeciti». Tra una (la Cosentino) che viene accusata di aver favorito un’azienda di Tarantini e tra uno che imponeva (e impone) controlli sulla regolarità degli appalti, come svela quest’intercettazione, riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno due anni fa, io non ho dubbi su chi fidarmi.

Sempre La Gazzetta del Mezzogiorno, ieri, ha pubblicato un’altra intercettazione tra Alberto Tedesco e Rocco Canosa, ex manager della Asl Bat, riguardante i rapporti tra Sardelli, la politica e Vendola. Occorre precisare che è postuma al concorso (Marzo 2009) in cui lo stesso Sardelli ha vinto, poiché risale al 10 Novembre 2009.

CANOSA: «Dimmi…».
TEDESCO: «Allora la fonte è Paolo Sardelli che è primario chirurgo toracico di Foggia che mi scrive un messaggio e dice: nella Bat starebbero facendo o avrebbero fatto la consulenza per un chirurgo toracico…».
C: «È vero!».
T: «Che viene da fuori…»
C: «E’ vero perché…».
T: «E poi si lascia andare al commento: alla faccia della professionalità di noi pugliesi che abbiamo assicurato fino adesso… Bla bla bla bla bla… Vabbè, fermo restando che io conosco il personaggio, conosco la qualità della chirurgia toracica in Puglia… E che quindi se tu hai preso un chirurgo toracico con i fiocchi a me mi sta bene (…). Io ho forti riserve sulla qualità della chirurgia toracica in Puglia…».
C: «Io questo… non non sapevo, non sapevo i dettagli, però siccome io ho avuto…». (…)
T: «Senti Rocco il problema è un altro… Siccome stiamo sempre alle solite, siccome questo Sardelli e… si è arrufianato Maria Celeste Nardini (parlamentare di Rifondazione, ndr) perché l’hanno operata loro. Per altro, per altro questo fa parte del gruppo di Carpagnano (l’ex primario del San Paolo, ndr) che aveva diciamo generato sia Sardelli a Foggia che e… quello, quello di Lecce (…) e avevano in qualche modo creato una sorta di cartello, perché diciamo… (…) E poi è quello che ha operato Denni (Denni Gadaleta, ex capo di gabinetto di Vendola, ndr) la prima volta…».
C: «Tutto un giro insomma…»
T: «Ora è evidente che questi faranno casino e secondo me arriveranno a Nichi attraverso la Nardini…». 
C: «L’unico problema che mi dispiace, ho fatto due giorni fa la delibera, adesso la devo annullare».
T: «Non lo so perché la devi annullare?» .
C: «La congelo un po’. E dico: aspetta un momento…»

Il passaggio chiave dell’intercettazione è quello evidenziato in grassetto. Qualche spunto di riflessione: se Sardelli e Vendola si conoscevano (al punto che il governatore lo avrebbe “favorito”), c’era bisogno della Nardini per “arrivare a lui”? Se, al contrario, non si conoscevano (e quindi era necessario l’intervento della Nardini), a che pro Vendola avrebbe riaperto un concorso (ricordo: precedente a quest’intercettazione) specificatamente per lui? Essendo l’intercettazione successiva al concorso, significa che Sardelli, ai tempi del concorso stesso, “non era ancora arrivato a Nichi”? E c’era bisogno di raccomandare Sardelli, considerato dalla stessa Cosentino «con più titoli rispetto agli altri»? E perché Sardelli dice che, in realtà, «era la Cosentino a volermi a Bari»? E allora siamo sicuri che sia stato Vendola «a riaprire il bando»? E se Sardelli avesse semplicemente vinto perché è effettivamente bravo (tenendo conto delle recensioni dei pazienti e di un articolo del Corriere della Sera, secondo cui il reparto di Chirurgia Toracica del San Paolo di Bari è al terzo posto in Europa per eccellenza)?

Tante domande, nessuna certezza. Per questo non è possibile paragonare lo scandalo della Lega Nord con l’indagine riguardante Nichi Vendola. Nel primo caso ci sono intercettazioni telefoniche piuttosto esplicite, documenti, filmati, l’intervento della Guardia di Finanza, mezze ammissioni da parte di Maroni (che altrimenti non invocherebbe “la pulizia”); nel secondo caso, al contrario, a parte le accuse della Cosentino, cacciata da Vendola nel 2009 dall’azienda sanitaria di Bari per via dei suoi coinvolgimenti negli scandali della sanità pugliese, non c’è (ancora?) nulla. Per non parlare del paragone con un altro Cosentino, Nicola, su cui pendono richieste d’arresto. Altra differenza fondamentale: Bossi e Cosentino evocano i complotti di «Roma ladrona e farabutta» e «delle toghe rosse», Nichi Vendola «corre felice in tribunale» e «non crede nei complotti, confermando il rispetto per il lavoro della Magistratura». Questione di stile e di rispetto della legalità.

E arriviamo alla seconda indagine, quella che vede il governatore pugliese co-indagato, insieme al vescovo di Acquaviva, per peculato, falso e abuso d’ufficio perché, stando al Corriere della Sera«avrebbe favorito la clinica della Chiesa» (l’ospedale Miulli di Acquaviva) con una transazione di 45 milioni di euro. La voglio introdurre con una sentenza (01796/2011) del TAR Puglia, risalente al 20 Ottobre 2011, che stabilisce che:
La Regione Puglia dovrà risarcire l’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti per una cifra intorno ai 100 milioni di euro.
Questo è quello che ha deciso il TAR Puglia (sezione terza, presieduta dal magistrato Pietro Morea) con sentenza 01796/2011 del 20 ottobre 2011, depositata in segreteria il 25 novembre 2011, che ha dichiarato valida la transazione del 2009 stipulata dalla Regione e poi revocata in autotutela nel 2010, dopo aver già versato 45 milioni all’Ente ospedaliero.
Non solo: il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale
ha respinto il ricorso della Regione Puglia e ha confermato la sentenza del TAR.
Ricapitolando: Vendola è co-indagato con Don Laddaga, che dirige l’ospedale Miulli, e il vescovo di Altamura per un “favore all’ente ecclesiale” in questione, ossia la transazione da 45 milioni di euro che non solo non ha dato (o che meglio ha ritirato), ma che è stata ritenuta valida prima dal TAR Puglia, poi dal Consiglio di Stato che ha respinto un ricorso della Regione contro la transazione. Ciliegina sulla torta: attualmente la Regione Puglia e l’Ospedale Miulli di Acquaviva (vale a dire Vendola e Don Laddaga) sono uno contro l’altro, sempre al Consiglio di Stato, proprio perché la transazione non c’è ancora stata. Chapeau.

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