
E’ da quattro giorni che, sul web e non solo, si sprecano i commenti sulle due indagini che hanno visto coinvolto Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà e governatore della Regione Puglia. «E’ come tutti gli altri!», «Vergogna!», «Cos’ha di diverso da Cosentino, Papa, Minetti e Craxi?» e così via.
Un subbuglio di qualunquismo e giustizialismo, uno sventolar di manette e chiavi di galera, come se si trattasse di un boss mafioso, di un corruttore o di «un utilizzatore finale». E siamo solo alle indagini, nemmeno ad un rinvio a giudizio.
Innanzitutto, ricostruiamo i fatti. Sulla rete e sui social network c’è un po’ di confusione.
Per quanto riguarda la prima indagine, ossia quella sulla presunta raccomandazione di Vendola al dott.Sardelli (in pratica avrebbe fatto riaprire un bando per consentirne la partecipazione), Nichi è indagato per concorso in abuso d’ufficio per via delle accuse di Lea Cosentino che, a tre anni dai fatti, ha riacquisito la memoria. Chi è Lea Cosentino? E’ la ex direttrice dell’azienda sanitaria di Bari, coinvolta in molteplici scandali sanitari. Scrive La Gazzetta del Mezzogiorno su di lei:
Lea Cosentino fu arrestata il 14 gennaio 2010 per falso in atto pubblico e peculato nell’ambito dell’inchiesta attualmente a processo davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Bari: l’ex dg è imputata insieme con altre otto persone per le presunte irregolarità nella selezione per un posto da primario di allergologia nell’Ospedale di Altamura e per la bonifica degli uffici della Asl da microspie installate nell’ambito delle inchieste sulla sanità pugliese.
Lea Cosentino è inoltre indagata in un fascicolo d’inchiesta, chiuso mesi fa, a carico di 15 persone – tra cui gli imprenditori Claudio e Gianpaolo Tarantini – accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione e istigazione alla corruzione, peculato, turbativa d’asta, falso materiale e ideologico, truffa, frode in pubbliche forniture, con riferimenti alla gestione delle gare e delle trattative per l’acquisto di attrezzature e protesi sanitarie.
Altra indagine in cui risulta coinvolta ‘Lady Asl’ è quella a carico di 41 persone, tra le quali il sen.Alberto Tedesco, per presunti appalti truccati: per questo, c’è una richiesta di rinvio a giudizio per i reati di associazione per delinquere, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, truffa, corruzione, falso materiale e ideologico e peculato.
Ciliegina sulla torta: ieri è stata nuovamente indagata per concorso in corruzione e abuso d’ufficio. Non solo: lo stesso Tarantini ha ammesso che «La dottoressa Cosentino era terrorizzata dal fatto che Vendola potesse sapere che commetteva illeciti». Tra una (la Cosentino) che viene accusata di aver favorito un’azienda di Tarantini e tra uno che imponeva (e impone) controlli sulla regolarità degli appalti, come svela quest’intercettazione, riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno due anni fa, io non ho dubbi su chi fidarmi.

Sempre La Gazzetta del Mezzogiorno, ieri, ha pubblicato un’altra intercettazione tra Alberto Tedesco e Rocco Canosa, ex manager della Asl Bat, riguardante i rapporti tra Sardelli, la politica e Vendola. Occorre precisare che è postuma al concorso (Marzo 2009) in cui lo stesso Sardelli ha vinto, poiché risale al 10 Novembre 2009.
CANOSA: «Dimmi…».
TEDESCO: «Allora la fonte è Paolo Sardelli che è primario chirurgo toracico di Foggia che mi scrive un messaggio e dice: nella Bat starebbero facendo o avrebbero fatto la consulenza per un chirurgo toracico…».
C: «È vero!».
T: «Che viene da fuori…»
C: «E’ vero perché…».
T: «E poi si lascia andare al commento: alla faccia della professionalità di noi pugliesi che abbiamo assicurato fino adesso… Bla bla bla bla bla… Vabbè, fermo restando che io conosco il personaggio, conosco la qualità della chirurgia toracica in Puglia… E che quindi se tu hai preso un chirurgo toracico con i fiocchi a me mi sta bene (…). Io ho forti riserve sulla qualità della chirurgia toracica in Puglia…».
C: «Io questo… non non sapevo, non sapevo i dettagli, però siccome io ho avuto…». (…)
T: «Senti Rocco il problema è un altro… Siccome stiamo sempre alle solite, siccome questo Sardelli e… si è arrufianato Maria Celeste Nardini (parlamentare di Rifondazione, ndr) perché l’hanno operata loro. Per altro, per altro questo fa parte del gruppo di Carpagnano (l’ex primario del San Paolo, ndr) che aveva diciamo generato sia Sardelli a Foggia che e… quello, quello di Lecce (…) e avevano in qualche modo creato una sorta di cartello, perché diciamo… (…) E poi è quello che ha operato Denni (Denni Gadaleta, ex capo di gabinetto di Vendola, ndr) la prima volta…».
C: «Tutto un giro insomma…»
T: «Ora è evidente che questi faranno casino e secondo me arriveranno a Nichi attraverso la Nardini…».
C: «L’unico problema che mi dispiace, ho fatto due giorni fa la delibera, adesso la devo annullare».
T: «Non lo so perché la devi annullare?» .
C: «La congelo un po’. E dico: aspetta un momento…»
Il passaggio chiave dell’intercettazione è quello evidenziato in grassetto. Qualche spunto di riflessione: se Sardelli e Vendola si conoscevano (al punto che il governatore lo avrebbe “favorito”), c’era bisogno della Nardini per “arrivare a lui”? Se, al contrario, non si conoscevano (e quindi era necessario l’intervento della Nardini), a che pro Vendola avrebbe riaperto un concorso (ricordo: precedente a quest’intercettazione) specificatamente per lui? Essendo l’intercettazione successiva al concorso, significa che Sardelli, ai tempi del concorso stesso, “non era ancora arrivato a Nichi”? E c’era bisogno di raccomandare Sardelli, considerato dalla stessa Cosentino «con più titoli rispetto agli altri»? E perché Sardelli dice che, in realtà, «era la Cosentino a volermi a Bari»? E allora siamo sicuri che sia stato Vendola «a riaprire il bando»? E se Sardelli avesse semplicemente vinto perché è effettivamente bravo (tenendo conto delle recensioni dei pazienti e di un articolo del Corriere della Sera, secondo cui il reparto di Chirurgia Toracica del San Paolo di Bari è al terzo posto in Europa per eccellenza)?
Tante domande, nessuna certezza. Per questo non è possibile paragonare lo scandalo della Lega Nord con l’indagine riguardante Nichi Vendola. Nel primo caso ci sono intercettazioni telefoniche piuttosto esplicite, documenti, filmati, l’intervento della Guardia di Finanza, mezze ammissioni da parte di Maroni (che altrimenti non invocherebbe “la pulizia”); nel secondo caso, al contrario, a parte le accuse della Cosentino, cacciata da Vendola nel 2009 dall’azienda sanitaria di Bari per via dei suoi coinvolgimenti negli scandali della sanità pugliese, non c’è (ancora?) nulla. Per non parlare del paragone con un altro Cosentino, Nicola, su cui pendono richieste d’arresto. Altra differenza fondamentale: Bossi e Cosentino evocano i complotti di «Roma ladrona e farabutta» e «delle toghe rosse», Nichi Vendola «corre felice in tribunale» e «non crede nei complotti, confermando il rispetto per il lavoro della Magistratura». Questione di stile e di rispetto della legalità.
E arriviamo alla seconda indagine, quella che vede il governatore pugliese co-indagato, insieme al vescovo di Acquaviva, per peculato, falso e abuso d’ufficio perché, stando al Corriere della Sera, «avrebbe favorito la clinica della Chiesa» (l’ospedale Miulli di Acquaviva) con una transazione di 45 milioni di euro. La voglio introdurre con una sentenza (01796/2011) del TAR Puglia, risalente al 20 Ottobre 2011, che stabilisce che:
La Regione Puglia dovrà risarcire l’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti per una cifra intorno ai 100 milioni di euro.
Questo è quello che ha deciso il TAR Puglia (sezione terza, presieduta dal magistrato Pietro Morea) con sentenza 01796/2011 del 20 ottobre 2011, depositata in segreteria il 25 novembre 2011, che ha dichiarato valida la transazione del 2009 stipulata dalla Regione e poi revocata in autotutela nel 2010, dopo aver già versato 45 milioni all’Ente ospedaliero.
Non solo: il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha respinto il ricorso della Regione Puglia e ha confermato la sentenza del TAR.
Ricapitolando: Vendola è co-indagato con Don Laddaga, che dirige l’ospedale Miulli, e il vescovo di Altamura per un “favore all’ente ecclesiale” in questione, ossia la transazione da 45 milioni di euro che non solo non ha dato (o che meglio ha ritirato), ma che è stata ritenuta valida prima dal TAR Puglia, poi dal Consiglio di Stato che ha respinto un ricorso della Regione contro la transazione. Ciliegina sulla torta: attualmente la Regione Puglia e l’Ospedale Miulli di Acquaviva (vale a dire Vendola e Don Laddaga) sono uno contro l’altro, sempre al Consiglio di Stato, proprio perché la transazione non c’è ancora stata. Chapeau.
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